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Seshat
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mwbwSeshat (o mwcaSešet, mwcqSafkhet, mwcgSesat, mwcwSashet, mwdaSechat) è una mwdqdivinità egizia della mwdgreligione dell'antico Egitto. Era dea della mwdwscritturacite-ref-0-1-0[1], dell'mwfaaritmetica, delle progettazioni architettoniche di mwfqtempli ed edifici realicite-ref-1-2-0[2] e dell'mwggarchitettura in generalecite-ref-3[3], variamente venerata come moglie (oppure sorellacite-ref-2-4-0[4] o figlia) e mwiwparedra di mwjaThot, il dio-mwjqibis della mwjgscrittura, della mwjwconoscenza e della misurazione del mwkatempo - di cui Seshat condivideva il patronatocite-ref-5[5]cite-ref-6[6].
Veniva chiamata "Signora dei costruttori", "Dea dell'edilizia", "Fondatrice dell'architettura", "Signora delle stelle", "Signora dei libri", "Bibliotecaria celeste"cite-ref-2-4-1[4].
Contents
• Note
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Caratteristiche
Seshat godette di venerazione da parte degli mwoqscribi e della mwogfamiglia reale egizia fino al mwowperiodo tolemaico (mwpa323 a.C. - mwpq30 a.C.), benché il suo culto fosse originario del mwpgperiodo arcaico dell'Egitto (ca. mwpw3150 a.C.)cite-ref-0-1-1[1]. Il suo nome, che significa "la Scriba"cite-ref-4-7-0[7], compare già in reperti risalenti ai primordi della storia egiziacite-ref-3-8-0[8], quando si credeva che assistesse il mwtafaraone in determinate cerimonie di fondazionecite-ref-1-2-1[2]:
mwywSš3t - (Seshat), talvolta abbreviato con l'enigmatico simbolo che le sormontava il capo:
Si ritiene che Seshat sia comparsa nell'immaginario religioso degli egizi in epoca preistorica, quando, con la nascita dell'mwdaagricoltura, si vide la necessità di una divinità che tutelasse i tracciati dei campi e la misurazione dei confinicite-ref-1-2-2[2]. In tal senso esiste al mweqMuseo egizio del Cairo un blocco di mwegdiorite (JE 33896) risalente alla fine della mwewII dinastia (ca. mwfa2720 a.C.), originariamente parte del portale di un tempio di mwfqHorus, su cui è possibile intravedere la dea Seshat e un mwfgfaraone mentre colpiscono pali di recinzione per la fondazione di un tempiocite-ref-9[9].
Seshat era considerata una fra le più colte tra le varie mwhadivinità dell'Egitto, una sorta di divinità-maestra d'aritmetica, astronomia, astrologia e architettura, e per questo venerata dagli mwhqscribi nella mwhgCasa della vita (scuola medica e biblioteca dei grandi mwiatempli) di cui era la protettrice, pur essendo una divinità astratta. Era però, soprattutto, una divinità personale del faraone, incaricata di inscriverne il nome sul sacro mwiqalbero ished per assicurarne l'immortalitàcite-ref-ref-a-10-0[10]. Non ebbe infatti un culto particolare al di fuori della famiglia reale, né templi a lei dedicati. Gli egizi credevano che Seshat custodisse gli mwjwAnnali reali, ossia l'archivio dei rotoli di mwkapapiro dove annotava gli anni di regno di un mwkqsovrano e il suo destinocite-ref-11[11]. Benché fosse la controparte di Thot in quasi ogni sua caratteristica, la capacità di calcolare la lunghezza della vita di ogni uomo permette di associarla ad mwlgAnubicite-ref-2-4-2[4].
La tradizione e l'adorazione per questa dea egizia giunsero fino all'mwraepoca tolemaica: sua devota fu la regina mwrqCleopatra IV che, si diceva, fosse così colta e dotta da padroneggiare nove lingue, che avesse studiato architettura, matematica, astronomia e medicina presso la grande mwrgBiblioteca di Alessandria.
Iconografia
Seshat veniva raffigurata con indosso una pelle di leopardo (o di panteracite-ref-3-8-1[8]) le cui macchie nere venivano, a volte, rappresentate come stelle; inoltre poteva rappresentare la protezione della dea contro le belve ferocicite-ref-4-7-1[7]. Alla sua parrucca era fissato un alto arbusto a sette punte dalla natura dibattutacite-ref-1-2-3[2]cite-ref-12[12], che Sir mwwqAlan Gardiner descrisse come "un fiore stilizzato sormontato da corna"cite-ref-13[13]: probabilmente l'mwxgalbero ished della conoscenza e dell'immortalità terminante con una stellacite-ref-3-8-2[8], o una rosetta, a sette petali racchiusa da due corna rovesciate a forma di compasso; altri studiosi l'hanno interpretato come un emblema della luce o della precisionecite-ref-4-7-2[7]. Era inoltre rappresentata mentre teneva in mano una foglia di palma, oppure intenta alla scrittura con uno stiletto e uno stelo di mw0apapirocite-ref-3-8-3[8].
Rito "del tendere la corda"
Come "Signora dei costruttori", Seshat era considerata l'ispiratrice dei modelli dei nuovi mw3wtempliː veniva perciò rappresentata in terra da una sacerdotessa che doveva comparire accanto al mw4afaraone ogni qual volta, durante la fondazione di un tempio, si doveva compiere il rito religioso detto "del tendere la corda", o "della tensione della fune"cite-ref-5-14-0[14], che serviva ad allineare l'asse dei quattro angoli dei futuri mw5qmonumenti sacri, o delle mw5gpiramidi, con le costellazioni. Il rito sembra risalire alla mw5wII dinastia, cioè al mw6a2900 a.C. Il rito prevedeva che al tramonto, il faraone si recasse in abiti cerimoniali presso il sito designato per recitare alcune formule rituali e osservare, affiancato da sacerdoti astronomi, i movimenti delle stelle (nello specifico, individuava con precisione il nord facendo attenzione all'mw6qOrsa Maggiore); il giorno successivo avrebbe piantato i picchetti, teso le funi lungo gli assi previsti dal progetto architettonico e, infine, posizionata solennemente la prima pietracite-ref-5-14-1[14]. Esistono raffigurazioni della cerimonia nei templi di mw7gDendera ed mw7wEdfu; inoltre si può ipotizzare che esistesse già all'epoca della mw8aIV Dinastia e cioè all'atto della costruzione delle grandi piramidi di mw8qGiza. Iscrizioni sulle pareti dei grandi templi di mw8gDendera ed mw8wEdfu, in cui il mw9afaraone parla in prima persona, commentano il rito:
«Io reggo il paletto. Afferro il manico della mazza e stringo la corda di misurazione con Seshat. Rivolgo i miei occhi ai movimenti delle stelle. Dirigo il mio sguardo verso la Coscia del Toro [
Meskhetiu
, l'
Orsa Maggiore
], rendo fermi gli angoli del tempio.
»
L'allineamento tra il mw-wfaraone e la sacerdotessa che incarnava Seshat, era quello relativo alla mw-amessa a terra, tramite la corda, della stella mw-qMizar (stella dell'Orsa Maggiore); recenti studi sembrano collegare tale rito all'allineamento con la stella mw-gSirio (in mw-wegizio mwaqaSothis), considerata dagli egizi la stella di mwaqeHorus.
Note
cite-note-0-11. ↑ Rosalie David, Religion and Magic in Ancient Egypt, Penguin Books, 2002. ISBN 978-0-14-026252-0. p.70.
cite-note-1-22. ↑ mwasemwasimwasmSeshat and her tools, su mwasqrecoveredscience.com.
cite-note-33. ↑ mwasgmwaskmwasoSeshat, su mwassancientegyptonline.co.uk.
cite-note-2-44. ↑ Veronica Ions, Egyptian Mythology, Paul Hamlyn ed. (1973). p.87.
cite-note-55. ↑ Boris De Rachewiltz, I miti egizi, TEA (2000). ISBN 978-8878187610. p. 179.
cite-note-66. ↑ Edda Bresciani, mwatoGrande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto, DeAgostini (2005). ISBN 978-8841820056. p.308.
cite-note-4-77. ↑ mwaummwauqmwauuSeshat, in mwauyAncient History Encyclopedia. mwaucURL consultato il 21 novembre 2016.
cite-note-3-88. ↑ Guy Rachet, Dizionario della Civiltà egizia, Gremese Editore, Roma (1994). ISBN 88-7605-818-4. p.287.
cite-note-99. ↑ cur. Regine Schulz & Matthias Seidel, mwavuEgitto: la terra dei faraoni, Gribaudo/Könemann (2004) p.38.
cite-note-ref-a-1010. ↑ Eva Ambros, Egypt, Nelles Verlag GmbH (2002). ISBN 978-3886181407. p.177.
cite-note-1111. ↑ Sergio Donadoni, mwav8L'uomo egiziano, pag. 69
cite-note-1212. ↑ Wilkinson, Richard H. (2003). mwawmThe Complete Gods and Goddesses of Ancient Egypt. Thames & Hudson. ISBN 0-500-05120-8. p.166.
cite-note-1313. ↑ mwawgAlan Gardiner, Egyptian Grammar, Griffith Institute, Ashmolean Museum, Oxford, (1927) III ed.1982. p. 503
cite-note-5-1414. ↑ Fassone Alessia, Ferraris Enrico, mwaxaEgitto, Dizionari delle Civiltà, Electa, 2007. ISBN 9788837044145. p. 159.
cite-note-151. R.W.Sloley, Primitive Methods of Measuring Time with Special Reference in Egypt, The Journal of Egyptian Archaeology, Vol. 17, N°3/4 (Nov., 1931), pp.166-178.
Bibliografia
• Mario Tosi, mwaxgDizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto, vol.I, Ananke, ISBN 88-7325-064-5
• Edda Bresciani, mwaxsGrande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto, De Agostini, ISBN 88-418-2005-5
• Boris De Rachewiltz, mwax4I miti egizi, Tea, ISBN 88-7818-761-5
• Barbara Watterson, mwayeAlla scoperta degli dei dell'antico Egitto, Newton & Compton Editori, ISBN 88-8289-645-5
• Sergio Donadoni, mwayqL'uomo egiziano, Editori Laterza, ISBN 88-420-4856-9
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) Giulie Cannon-Brown, Seshat, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.